
Non il racconto di come è andata (quello, se ti va, è nell'episodio 17 di Claude A(nd)I), ma quello che mi sarebbe stato utile sapere prima di lanciarmi in una automazione.
Qualche settimana fa volevo solo un pop-up sul sito, per raccogliere iscritti alla newsletter e fare un regalo a chi segue il podcast. Tre giorni e più di duecento scambi dopo, avevo tutt’altro: un sistema vero, con due pubblici distinti, due percorsi automatizzati e un pop-up che, giuro, alla fine funziona anche bene.
Perché vale la pena farlo bene.
Dietro la fatica tecnica di questi giorni c’era una convinzione che, a lavoro finito, mi è rimasta più chiara di prima: avere un canale diretto con chi ti segue — non affittato da un algoritmo, ma tuo — non è un accessorio. È l’unica cosa che resta davvero in mano a te, indipendentemente da cosa succede a Instagram, a LinkedIn, a qualsiasi piattaforma decida domani di cambiare le regole del gioco. Una newsletter fa esattamente questo. Ma “avere una newsletter” e “avere una newsletter fatta bene” sono due cose diverse quanto “avere un negozio” e “avere un negozio in cui la gente vuole entrare” — e la differenza si gioca proprio nei dettagli che seguono, quelli che da fuori sembrano invisibili e che invece decidono se qualcuno resta iscritto o si disiscrive alla prima occasione.
Prima di scegliere lo strumento, guarda i numeri che contano per te.
La scelta tra Mailchimp e Brevo, o tra due strumenti qualsiasi di email marketing, sembra sempre una questione di preferenza personale, quasi una tifoseria. In realtà si riduce quasi sempre a una cosa sola: dove si trova la soglia oltre la quale inizi a pagare, e quella soglia ti riguarda davvero? Mailchimp fa pagare già oltre i 250 contatti o le 500 email totali inviate. Brevo lascia gestire gratuitamente fino a 10.000 contatti. Per chi è ancora lontano da quei numeri — la stragrande maggioranza di chi comincia — la scelta si fa da sola, a patto di andare a controllare quei limiti invece di fidarsi della fama dello strumento.
Il pop-up e il sistema che lo gestisce sono spesso due pezzi diversi.
Un errore facile da fare è pensare che uno strumento di email marketing copra automaticamente tutto, pop-up compreso. Non è detto: il plugin gratuito di Brevo per WordPress, per esempio, non include il pop-up. Prima di scegliere lo strumento principale, vale la pena controllare esattamente cosa include il piano che userai davvero, e cosa invece richiederà un secondo strumento o plugin da affiancare.
La domanda da farsi prima di costruire qualsiasi cosa: per chi è, davvero?
Il momento che ha cambiato tutto, nel mio caso, è stata una domanda semplice: questo pop-up serve per una newsletter generica, o per un regalo specifico a un pubblico specifico? Sembra ovvio col senno di poi, ma finché non me lo sono chiesta stavo per costruire un unico sistema per due pubblici diversi, con esigenze diverse. Se il tuo sito serve più di un tipo di persona — lettori del blog, ascoltatori di un podcast, clienti — vale la pena chiedersi fin da subito se davvero possono condividere la stessa lista e lo stesso percorso, o se meritano due strade separate.
I bug non sono sempre dove pensi.
Mi è capitato che un vecchio logo, sostituito da mesi, continuasse a comparire come un fantasma sopra il nuovo header. Non era un problema di codice: era solo cache, qualcosa di vecchio rimasto da qualche parte senza una ragione visibile. Prima di mettersi a scavare nel “motore” di un problema, controllare la cache costa un minuto e risolve più spesso di quanto sembri.
I dettagli di tono contano quanto quelli tecnici, se non di più.
Un pezzo del sistema che stavo costruendo era il testo delle email automatiche. La prima bozza diceva “ho un regalo per te”. È diventata “abbiamo un regalo per te”, perché il podcast per cui era pensato quel regalo è condotto in due. Non è una finezza stilistica fine a sé stessa: se costruisci qualcosa a nome di un progetto condiviso, o di un brand con più voci, vale la pena controllare che anche i testi automatici lo riflettano — sono spesso l’ultima cosa a cui si pensa, e la prima che qualcuno legge.
Prova sempre su mobile, prima di considerarlo finito.
Il sistema, a un certo punto, funzionava benissimo su desktop e abbastanza male su mobile. È un controllo facile da rimandare proprio perché si lavora quasi sempre da computer — ma vale la pena farlo prima di dire “fatto”, non dopo che qualcuno te lo fa notare.
Il sistema, a un certo punto, funzionava benissimo su desktop e abbastanza male su mobile. È un controllo facile da rimandare proprio perché si lavora quasi sempre da computer — ma vale la pena farlo prima di dire “fatto”, non dopo che qualcuno te lo fa notare.
Sapere quando fermarsi, prima di bruciarsi il cervello.
L’ultima cosa che mi porto a casa non è tecnica. A un certo punto, esausta, ho chiuso tutto e rimandato il resto al giorno dopo, invece di insistere fino allo sfinimento. Il giorno dopo, con la testa fresca, l’ultimo problema rimasto si è risolto in due minuti. Vale per i pop-up, e probabilmente vale per quasi tutto il resto che si costruisce con calma invece che di corsa.
Se invece di principi generali ti servono i passaggi esatti, click per click, li trovi nella guida pratica su come costruire un’automazione di benvenuto su Brevo.












